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lunedì, marzo 29, 2004

Mille e una domanda
[cazzeggio personale di Red]

1) Come ti chiami? Giuseppe
2) Ti piace il tuo nome? Sì, perchè è il mio.
3) Come si dovrebbe chiamare la donna della tua vita? Non è un particolare molto importante, ma mi piacciono molto nomi come Asia o Giada.
4) Se dovessi indicare 5 cose per cui vale la pena vivere cosa diresti? 5 cose sono troppo poche..ce ne sono tantissime!! non so..una bella giornata di sole, il dolce sapore di un melone fresco d'estate, bagnarsi sotto una fitta pioggia, una ciocca con gli amici, il sorriso sincero di una bella ragazza..(ok ne ho dette 5, mi fermo)
5) Se vincessi dieci milioni di euro cosa ti compreresti come prima cosa? Ma.. niente cose lussose, magari una macchina nuova..ma niente di esuberante, un'Alfa basterebbe. Ah, anche un maxischermo. [continua...]
6) Al mare che costume metti? I boxer
7) Come ti vesti di solito? Scarpe da ginnastica, Jeans, maglietta/maglione

8) Le prime tre caratteristiche fisiche che guardi in una donna? Gli occhi, un pò più in basso, ora torniamo su.. il viso in generale.
9) Cosa ti fa innamorare in una persona? Le sensazione speciali che mi trasmette
10) Se lei tradisce perdoni? No
11) Di solito compri le cianfrusaglie dei "marocchini"? A volte.
12) Di solito fai l'elemosina agli zingari? No
13) Sei di sinistra o di destra? Di sinistra, più precisamente mi definirei come un socialista libertario
14) Che indumento ti eccita di più in una persona che ti piace? Dipende, ma più che l'indumento è il modo in cui lei lo indossa

15) E' vero che gli occhi sono lo specchio dell'anima? Sì abbastanza.
16) Credi al colpo di fulmine? Il primo impatto è molto importante, ma a volte il colpo di fumine inganna
17) Sei innamorato? No
18) Il tuo piatto preferito? Ce ne sono tanti, ultimamente mi piacciono molto le lasagne, ma il preferito di sempre è la pizza.
19) Un piatto che ti disgusta? La trippa!! e tutti i formaggi tranne la mozzarella
20) Ti piace il minestrone? Sì, lo adoro!
21) Come dovrebbe essere, in cinque aggettivi, la donna della tua vita? Simpatica, intelligente, sensibile, affascinante, onesta
22) Se fosse in tuo potere di risolvere un grande problema - uno solo – che affligge l'umanità su cosa cadrebbe la tua scelta? E' banalissimo, però risolverei il problema della fame nel mondo (purtroppo l'uccisione di Giuliano Ferrara è un reato, altrimenti questo problema lo avrei già risolto con facilità)

23) Credi in Dio? No, penso che sia impossibile sapere se esista o meno. Ritengo comunque molto improbabile la sua esistenza (ma sarebbe bello se esistesse)
24) Sei religioso? No
24) Ritieni che l'Occidente sia superiore alle altre civiltà del mondo? No!

26) Per cosa ti batteresti fino al rischio della vita? Per le mie idee, e affinchè ciascuno possa esprimere le proprie
27) La violenza serve a risolvere i problemi? No!
28) Meglio grassi o magri? E' Meglio una via di mezzo
29) Bacio con lingua o senza? con
30) Quanto è importante il sesso in un rapporto? Credo sia importantissimo per completare un rapporto e creare una profonda intimità
31) Ti potresti mai innamorare di una persona che non ti piace fisicamente? Bè, se mi fa proprio schifo no, però non deve essere una figona per farmi innamorare
32) La castità secondo te è un valore? No! (a proposito lo sapete che Rosy Bindi e Formigoni hanno fatto voto di castità?)
33) Hai mai praticato il sesso orale? Purtroppo non sono così snodato! (Mio Dio che battutaccia! però non la cancello..)
34) Ti piace disegnare? Mi piace dipingere ma non lo faccio da un paio d'anni (da quando non devo più fare quelli per la prof di Arte del liceo)

35) Cosa disegni di solito? ai tempi..i paesaggi

36) Chi è stata la prima persona di cui ti sei innamorato? Ho avuto delle cotte, ma non mi sono mai innamorato davvero
37) Hai mai molestato sessualmente qualcuno? No
38) Sei mai stato molestato? Purtroppo nessuna mi ha mai molestato
39) Cosa ti infastidisce di più al mondo? Moltissime cose, l'ipocrisia, l'intolleranza, l'egoismo..

40) Chi è il tuo regista italiano preferito? Non ne ho uno..
41) Il tuo programma tv cult? i simpson e blob
42) Cosa non ti compreresti mai? Una forma di gorgonzola
43) Cosa non regaleresti mai? Idem: il gorgonzola
54) In vacanza dove e con chi? In un'isoletta del Mediterraneo con una bella fanciulla..

55) Matrimoni gay, favorevole o contrario? Favorevole
56) Invidi qualcuno? No
57) Hai mai fatto a botte? No
58) Hai mai provato attrazione per una persona del tuo stesso sesso? No
59) Cosa ti piace fare nel tempo libero se rimani a casa? Navigare in internet, leggere, oziare, rispondere a questi inutili questionari
60) E se esci fuori? Una sbronza e quattro chiacchiere. Un bel film o un concerto di quelli buoni.

61) La frase più stupida che hai sentito? Dovremmo spedirli tutti al loro paese mettendoli su un treno e poi farlo saltare per aria.

62) Quella più intelligente? O ci si organizza a lavorare un giorno la settimana e vivere, giocare e creare durante gli altri sei giorni o l'umanità è destinata a estinguersi. (Silvano Agosti --> frase che già pubblicai su questo blog)
63) Cantante preferito? Nirvana, Rino gaetano, Bob Marley, Celentano, Queen, Enya, Banda Bassotti (non in questo ordine)
64) Ti piace cantare? Sì!
65) Legalizzare le droghe leggere, d'accordo o no? Favorevolissimo
66) La guerra in alcuni casi può essere giustificabile? Mai
67) Il tuo scrittore preferito? S. King (si sa chi è..), I. Welsh(quello di Trainspotting - che però non ho letto), G. Culicchia (Tutti giù per terra)
68) Un libro che consiglieresti? Siddharta.

69) Cosa pensi di questo governo? Lo hai votato? E' il peggiore di sempre, e naturalmente non lo ho votato

70) Che sport pratichi? La pesca?
71) Poseresti mai nudo per una rivista? Posare tipo modello che vende il suo corpo no, finirci sopra nudo per altri motivi magari sì.
72) Gireresti mai un film porno? No, il sesso si fa per amore, non per soldi
73) Hai mai odiato qualcuno? No, mai.
74) Se potessi far scomparire qualcuno con uno schiocco delle dita chi faresti scomparire? Ce ne sono tanti che se lo meriterebbero..
75) Quanto è importante nella vita il lavoro? Per la società molto, per me molto poco
76) Il tuo sogno più grande? Assaporare ogni attimo della vita
77) Convivenza o matrimonio? Basta l'amore a unire due persone, il pezzo di carta non serve poi a molto
78) Gli uomini e le donne quanto sono uguali e quanto sono diversi? Sono complementari
79) Il peggior difetto dell'altro sesso? Sono un pò troppo furbe, ci rigirano come vogliono
80) Qual è la tecnica seduttiva a cui non sai resistere? Basta uno sguardo di quelli giusti

81) Ti masturbi? Come tutti
82) Ti piacciono gli animali? Quali? Sì, un pò tutti, poi dipende come li cucini..

83) Caccia, sei contro o a favore? Contro, ma favorevole alla pesca
84) Meno tasse e meno servizi o più tasse e più servizi? Più tasse ai ricchi e più servizi ai poveri
85) Il tuo gioco da tavolo preferito? Risiko!

86) Il tuo vino preferito? Cannonau

87) Il tuo sogno erotico più hard? Io, lei, chiusi in un caldo chalet sotto la bufera, champagne e ....le altre 20 figone dell'Harem!!
88) Scuola e sanità: pubbliche o private? Pubbliche
89) Che squadra di calcio tifi? Nessuna, ma mi sta simpatica la Roma
90) Se tuo figlio/a fosse gay sarebbe un problema? No problem

91) Cosa ti rifaresti dal chirurgo plastico? Niente
92) Hai mai fatto pensieri sconci sulla persona che ti ha spedito questa mail? No, intanto l'ho presa dal suo blog e non via mail, e poi è un maschio

93) Credi alla superiorità della razza bianca? Perchè mai? No, non esistono le razze (e poi l'unica vera differenza è un'inferiorità dei bianchi riguardo una certa caratteristica fisica..)

94) Credi alla magia e al paranormale? No.
95) Gli alieni esistono? Potrebbero
96) Il tuo pittore preferito? Van Gogh( che gusto banale, vero?)
97) La città dove vorresti vivere? Ma.. non è il dove, ma il come che conta, per cui anche Misinto va bene

98) Dì qualcosa alla persona che ti ha mandato questa e-mail? Roby, guarda che la frase "..campi di grano!" non è poi così stupida.. ;-)
99) Credi nelle pari opportunità tra i sessi? Eh.. dovrebbero esserci! purtroppo però l'uomo attualmente è svantaggiato, dovremo lottare molto per raggiungere l'uguaglianza tra i sessi.
100) Cosa pensi dell'altro sesso? Però per essere uscite da una costola..niente male!
101) Ti piaci? A volte moltissimo, a volte un pò.
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giovedì, marzo 18, 2004

KOSOVO
La guerra buona
TOMMASO DI FRANCESCO
(articolo tratto da il manifesto del 18 marzo 2004)

Precipita la crisi in Kosovo. Da cinque anni precipita, ma tutti hanno preferito tacere su una ferita che i bombardamenti della Nato hanno mantenuta aperta. Riesplode ora, quando la guerra all'Iraq vede sfaldarsi il fronte dei belligeranti occidentali. Rimaneva il Kosovo, la guerra buona e «di sinistra» - era D'Alema il presidente del consiglio che la gestì e poi se ne vantò - e se ne vanta ancora - in un libro di memorie presentato a Roma con l'ancora comandante Nato Wesley Clark. Ieri Kosovska Mitrovica ha visto scene «normali» di guerra etnica nei Balcani. Ma non era avviata ormai la pacificazione? No, e appare forte la responsabilità di chi ha usato la guerra come arma di risoluzione dei conflitti. Quella guerra occidentale - cominciò 5 anni fa, il 24 marzo del 1999 - fu il risultato di una serie di stravolgimenti del diritto internazionale. Oggi chi la rivendica parla del ruolo dell'Onu, mentendo. Perché esisteva solo un dispositivo del 1998 che aveva avviato sul campo una missione di monitoraggio dell'Osce proprio per impedire violenze da tutte le parti. Rapporti Onu ancora nel gennaio `99 e quelli dell'Osce non parlavano di pulizia etnica ma di «sfollati da una parte e dall'altra». Fu la Nato, invece, la protagonista, per la prima volta ben oltre il suo mandato istituzionale. La svolta avvenne con il legame perverso tra Richard Holbrooke, l'inviato Usa, e le milizie dell'Uck, indicate come «terroristi» solo pochi mesi prima dall'altro inviato Usa nei Balcani, John Gelbart. Poi la pantomima della conferenza di Rambouillet. La strage di Racak fece il resto: peccato che l'anatomopatologa finlandese Helena Ranta, impegnata nelle indagini indipendenti, ha ribadito anche in questi giorni che quella strage era inventata. Bastò perché l'americano William Walker ritirasse la missione Osce.

Il 24 marzo del 1999 la Nato, senza alcun voto dell'Onu, avviava la più grande campagna di bombardamenti sulla Jugoslavia dalla Seconda guerra mondiale. Vennero rase al suolo tutte le infrastrutture del paese, fabbriche, ponti, comunicazioni, ospedali, tornarono i rifugi a Belgrado, vennero uccisi 1.500 civili - con l'«innocente» uso delle cluster bomb sui centri abitati, gli effetti collaterali si moltiplicarano con l'uccisione sotto i raid dell'Alleanza di centinaia di profughi albanesi-kosovari in fuga dalla vendetta di Milosevic - che reagì con furia etnica all'attacco Nato - ma anche in fuga dai bombardamenti. Dopo 78 giorni di inarrestabili raid e bugie - fu il battesimo delle menzogne di adesso - dei governi occidentali, si arrivò alla pace di Kumanovo nel giugno 1999, le truppe serbe si ritirarono lasciando il campo all'Alleanza atlantica. Allora cominciò quella che l'Onu a fine dicembre 1999 chiamò «contropulizia etnica» dei civili serbi, rom e goranci, accompagnata dalla mattanza degli albanesi moderati. Proprio sotto gli occhi della Kfor che ha assistito senza muovere un dito alla demolizione di più di 100 monasteri ortodossi. Nulla era cambiato, le parti si erano invertite: 200mila serbi fuggirono, i pochi rimasti vennero terrorizzati: dalla fine della guerra sono 1.300 i serbi uccisi, 1.200 i desaparecidos.

Non solo. L'Amministrazione Onu a guida di Bernard Kouchner ha di fatto avviato il Kosovo all'indipendenza, in aperto contrasto con gli accordi di pace. Fino alla precipitazione di ieri. E adesso è premier a Belgrado quel Vojslav Kostunica che da presidente jugoslavo tuonò contro la guerra «umanitaria» e che ancora chiede all'Aja di processare per le uccisioni di civili sotto i raid, i leader della Nato.

Ormai è chiaro: dietro il caos dei Ds sulla guerra all'Iraq e sulla missione italiana a Baghdad - voto d'incostituzionalità e poi non voto sul finanziamento - c'è proprio il mancato chiarimento sulla guerra «umanitaria» del centrosinistra, diventata bipartisan con i voti della destra. La guerra «buona», quella del moderno uranio impoverito, delle cluster bomb progressiste.


martedì, marzo 09, 2004

PERCHÉ MI CANDIDO CON I COMUNISTI ITALIANI
Gianni Vattimo

Roma, 1 marzo 2004 (tratto da www.comunisti-italiani.it )





Il comunismo reale è morto, viva il comunismo ideale. Cosi potrei riassumere la storia della mia decisione di accettare di entrare nelle liste del Partito dei Comunisti Italiani alle prossime elezioni europee. La dirigenza (soprattutto torinese) dei Ds ha diffuso le più varie calunnie su questa decisione. Nessuna ragione politica che valesse la pena di venir discussa in pubblico. Per esempio, il mio sempre più accentuato allontanamento dalla linea della dirigenza - locale e nazionale - dei Democratici di Sinistra, in una direzione che mi permetto di chiamare di sinistra. La vicinanza ai movimenti, la critica radicale al sempre più scandaloso filosocialismo (inteso come craxismo) di D'Alema e dello stesso Fassino; il rifiuto della politica dei Ds sulla questione dell'Iraq e della guerra in generale, sui temi della globalizzazione e dell'appeasement con l'economia capitalistica, considerata la sola possibile, magari con qualche oliatura di "nuovo" welfare; ma intanto la legge 30, le proposte di Rutelli sulle pensioni, il sabotaggio del referendum sull'articolo 18 (e la sottovalutazione del suo risultato: se dieci milioni vi sembran pochi!); il "riformismo" rappresentato dal quotidiano omonimo il quale premia Fini come il politico dell'anno perché ha avuto il "coraggio" di condannare l'Olocausto, ma intanto sostiene la politica bellica di Bush & Co. e, all'interno, promuove la legge sulle droghe; Prodi che, in Europa, progetta di costituire un "grande partito europeo di centro", insieme alla destra chiracchiana francese; ma la sinistra e il listone, che c'entrano?
Il malessere della sinistra interna ai Ds è sempre più marcato, tuttavia essa continua a voler rimanere "interna", probabilmente fino alla estinzione completa della sua già flebile voce. Sperare che vincano le liste antriberlusconiane, che fanno riferimento a Prodi, è sacrosanto; ma lo è altrettanto cercare di far sì che invece non "vinca" e sia ridimensionata la lista "unitaria" riformista; una sua affermazione significherebbe una specie di "licenza di uccidere" ogni dissenso e ogni prospettiva di sinistra per la dirigenza moderata dei Ds.
Davanti ai disastri che sta producendo il capitalismo imperialista dell'America di Bush, io sono persino disposto a riprendere in esame il giudizio sulla violenza del leninismo. Mi rendo sempre più conto che il futuro della democrazia può essere solo socialista: con una economia non abbandonata nelle mani dei monopoli privati, con una libertà di stampa e di opinione che non dipenda solo dai poteri forti degli stessi monopoli. Sembra che i nostri "moderati" che cercano un "bipolarismo mite" non guardino per nulla al mondo extraoccidentale: l'Africa che sta morendo di Aids e di guerre alimentate dalle nostre armi; l'America Latina dove solo un appoggio franco dell'Europa può decidere la lotta per liberarsi dall'imperialismo yankee; eccetera.
Avete mai sentito ricordare problemi come questi nei discorsi "programmatici" dei dirigenti Ds? Mi sento più a mio agio se guardo a queste tematiche con una prospettiva "comunista", nel senso di quell'ideale di uguaglianza e governo sociale dell'economia e delle libertà civili.
Davanti all'irrigidimento del regime neocapitalista, sia in Italia sia nel mondo dominato da Bush, la "sinistra" italiana ha assunto posizioni sempre più moderate, perché conta di poter tornare a vincere le elezioni solo spostandosi progressivamente al centro-destra; imitando, insomma, anche nei modi di condurre la campagna elettorale, il nemico Berlusconi. Il comunismo "ideale" resta uno dei pochi orizzonti che possono dare senso alla politica e anche alle nostre esistenze individuali. Tutto il resto è marmellata consumistica e "fumus Berlusconis". Aiutiamoci e aiutiamo gli italiani a liberarsene.


PERCHÉ HO SCELTO I COMUNISTI ITALIANI
Nicola Tranfaglia

Roma, 1 marzo 2004 (tratto da www.comunisti-italiani.it )


Vorrei spiegare meglio le ragioni della mia scelta (di abbandonare i Ds) che possono avere un loro più largo interesse in quanto non illustrano soltanto un caso personale ma affrontano problemi che riguardano tutta la sinistra. Chi scrive non viene dalla tradizione comunista, ma da quella giellista e poi azionista che ha collaborato criticamente con il Partito comunista italiano, che ha lottato durante la lotta partigiana con i comunisti contro i nazisti e i fascisti di Salò, che ha costituito nell'immediato dopoguerra la forza politica più decisa alla costruzione di un'Italia nuova e democratica, anche se non è riuscita a legare a sé le masse popolari e perciò si è sciolta come forza politica autonoma. Sul piano teorico il pensatore a cui spesso mi sono riferito è stato Antonio Gramsci e con lui Piero Gobetti e Gaetano Salvemini. Conosco dunque la tradizione dei comunisti italiani e mi sento assai vicino a loro.
L'indicazione di queste coordinate, che non sono soltanto teoriche ma di esperienza storica concreta, mi ha condotto a un disagio sempre maggiore all'interno del partito dei Democratici di sinistra dopo il congresso di Pesaro. Ho votato per Giovanni Berlinguer perché la sua mozione era contraria alla cancellazione della memoria storica del Pci e prospettava una politica nuova, attenta al superamento della crisi della sinistra, esplosa già negli anni del craxismo dominante, e di un metodo consociativo e poco trasparente. Mi ha colpito il trattamento ostile che la maggioranza ha assunto verso di me: non si può stare in un partito in cui la democrazia si pratica assai poco, in cui non si vuol discutere né del passato né del presente e del futuro, in cui i nuovi gruppi dirigenti si scelgono sulla base della sottomissione e del conformismo e non delle esperienze e delle competenze politiche e culturali.
Il problema che mi interessa di più dopo aver fatto la mia scelta, affrontando per questo attacchi pubblici e privati, inventando candidature europee che ho rifiutato dall'inizio con chiarezza, è la formazione di un'area di sinistra dell'Ulivo che, negli ultimi anni, é stata rappresentata con maggior coerenza dalla linea di Diliberto. Oggi si possono creare le condizioni per rispondere al progetto centrista e moderato di D'Alema, Fassino e Rutelli con la creazione di una federazione della sinistra che esprima limpidamente da una parte il rispetto della memoria comunista e delle sue pagine più luminose e, dall'altra, l'indicazione di una politica, a livello italiano come a quello europeo, di una politica economica e sociale di tutela dei lavori e dei diritti dei lavoratori, una politica costituzionale di difesa dei principi e dei valori della Costituzione repubblicana, una linea attenta ai rapporti tra la cultura e la politica, l'apertura chiara alla collaborazione tra i partiti, i movimenti e la società civile.
Che senso ha l'affollamento al centro dei maggiori partiti che rappresentano il centro-sinistra? L'esigenza di tutti gli italiani che ho avuto la fortuna di incontrare è quella di cambiare questo governo e questa maggioranza, di costituire nuovi gruppi dirigenti della sinistra in grado di elaborare un programma democratico.


La posta in gioco
LUCIANA CASTELLINA
da il manifesto del 9 marzo 2004

Era il 1991: l'altra guerra dell'Iraq, un'altra occasione di rottura nella sinistra. Più grave, perché il consistente voto di dissenso che divise in Parlamento il Pci accelerò la successiva separazione dei suoi eredi. La scelta era allora fra chiedere solo il cessate il fuoco o anche il ritiro del contingente navale italiano. Non si trattava di una questione tattica: la posta in gioco era strategica, (continua...) significava la dissociazione o meno dalla politica Usa nella vicenda irachena ma, più in generale, dal progetto di lungo periodo già allora visibile anche se solo oggi pienamente dispiegato: la definitiva marginalizzazione dell'Onu e il disegno di mettere sotto controllo americano l'intera regione petrolifera. Le analogie con la vicenda che si svolge in questi giorni in parlamento sono evidenti, la posta in gioco la stessa. Ora, tuttavia, con non poche aggravanti. Innanzitutto la totale assenza del «senno di poi» della maggioranza Ds, che i fatti intervenuti in questo decennio (Afghanistan, basi militari in tutte le repubbliche ex sovietiche, ininterrotti bombardamenti sull'Iraq, oltre agli abusi più recenti e locali) dovrebbe esserle venuto. Inoltre nel `90-91 c'era pur sempre - più o meno valida - la giustificazione dell'invasione irachena del Kuwait (e infatti la coalizione che attaccò Baghdad era amplissima); la minaccia che Saddam faceva pesare sul mondo intero era anche allora risibile (il Pil del paese era la metà di quello del Belgio), ma comunque l'economia e l'apparato militare non erano allo stremo come ora, dopo più di dieci anni di micidiale embargo, di bombardamenti, di distruzioni. Il generale Schwarzkopf si fermò a ogni buon conto ai confini del paese, e, sebbene a malincuore, Bush senior fu costretto a non procedere al suo annientamento come accaduto ora, a riprova che l'obiettivo non era la liberazione del popolo iracheno (in seno al quale nessun soggetto credibile si è levato a chiedere questo tipo di aiuto), ma l'occupazione di una zona economicamente e politicamente strategica. Ma l'aggravante forse più seria sta nel fatto che nel frattempo la militarizzazione crescente dei rapporti internazionali, con tutti i riflessi che essa ha avuto a livello domestico, stanno inducendo una erosione della democrazia tanto grave da far riflettere sull'ipotesi che la fase del capitalismo democratico, quale l'abbiamo conosciuto dal '45 in poi, sia forse giunta al termine. La guerra preventiva e infinita, insomma, appare oggi ben più chiaramente connessa al processo di involuzione autoritaria che tutti ci minaccia.

Il voto di domani non serve a pagare gli stipendi ai carabinieri, la cui presenza in Iraq non ha peraltro alcuna utilità militare o umanitaria. Serve a accettare, magari con rassegnazione, o a rifiutare, tutte queste implicazioni della «pax americana» (che, come dice Walden Bello, se un antico protagonista di quella «romana» dovesse rinascere per vederla, resterebbe inorridito). In second'ordine serve come sappiamo agli affari. Per credere, guardare all'interessante convegno promosso nei giorni scorsi dall'Istituto italiano per il commercio estero dal titolo «prospettive di investimento in Iraq», relatore il responsabile americano per le privatizzazioni nel paese. Una differenza in meglio, molto meglio, tuttavia da allora c'è: nel `90-'91 facemmo molta fatica a mobilitare la gente, questa volta ci prepariamo a un immenso 20 marzo, un anno dopo la più grande e mondiale manifestazione pacifista di tutte le epoche. Non è poco.



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