domenica, aprile 25, 2004
24 Aprile 2004
FUMETTI.LA STORIA DI QUESTA SETTIMANA HA UNO SPONSOR D’ECCEZIONE
Il black out a Topolinia scagiona l'Enel
L'abbiamo sognato tutti: prendere in castagna l'infallibile investigatore Topolino e potergli dire che ha sbagliato. Beh, nel caso «Black-out a Topolinia», pubblicato nell'ultimo numero del giornalino, anche il topo più famoso e del mondo ha preso il proverbiale granchio: il vero colpevole del sabotaggio nella centrale elettrica non è lo scontato Macchia Nera, bensì l'Enel. A questo punto i sospetti si sono [continua...] fatti pesanti: si è trattato di un semplice errore o lo stesso Topolino era coinvolto nella messa in scena? Nessuno con un minimo di credibilità avrebbe avuto il coraggio di puntare il dito contro l'irreprensibile difensore della giustizia. Per questo una gola profonda si è rivolta al Riformista chiedendo di svelare il mistero. Una prima sommaria indagine aveva già creato dei sospetti: nelle ultime settimane sul giornalino si discettava amabilmente di centrali elettriche e produzione di energia pulita, dopo che di casi di black-out a Topolinia non se ne vedevano da anni (numero 1278 del 1980 e 2209 del 1998, per i puristi). Ed ecco invece che, sinistramente evocato, il buio cala sulla città. La prima a crollare sotto le domande è stata Minnie, che in lacrime ci dichiara: «Qualsiasi cosa abbia fatto, lo ha fatto a fin di bene». Ma la dritta giusta ce la dà una sua vecchia conoscenza - un gattone un po' sovrappeso, sigaro in bocca ed andatura claudicante - che mormora: «Dovete andare in fondo a questa storia». E infatti, sul giornalino, in fondo alla storia sul black out, ci sono quattro paginette didattiche sull'energia elettrica a cura di Orazio (che con questi soldini extra forse si deciderà a sposare Clarabella), un concorsino sponsorizzato Enel ed un rimando al sito dell'ex monopolista e al suo programma dedicato agli alunni delle scuole, «Energia in gioco». Link che ritroviamo in bella mostra anche sull'homepage del sito di Topolino.
Inchiodato, finalmente il topo ammette la verità: «E' vero c'è stato un accordo, ma solo per permettere ai bambini di capire quanto conta l'energia elettrica nella loro vita, così magari tra dieci anni, quando l'Enel o un'altra società chiederanno di aprire una centrale, non si andranno ad incatenare ai cancelli dei cantieri, perché l'energia la vogliono tutti, ma le centrali nessuno». Ma come fa uno che sa che la giustizia trionfa sempre, a credere che la verità non sarebbe venuta a galla? Topolino ha la risposta: «Beh voi sul vostro black out la storia del tronco che cade in Svizzera ve la siete bevuta. Mica avete perso tempo a chiedervi perché l'importazione dall'estero conviene così tanto da sovraccaricare le reti».
(tratto da il Riformista)
FUMETTI.LA STORIA DI QUESTA SETTIMANA HA UNO SPONSOR D’ECCEZIONE
Il black out a Topolinia scagiona l'Enel
L'abbiamo sognato tutti: prendere in castagna l'infallibile investigatore Topolino e potergli dire che ha sbagliato. Beh, nel caso «Black-out a Topolinia», pubblicato nell'ultimo numero del giornalino, anche il topo più famoso e del mondo ha preso il proverbiale granchio: il vero colpevole del sabotaggio nella centrale elettrica non è lo scontato Macchia Nera, bensì l'Enel. A questo punto i sospetti si sono [continua...] fatti pesanti: si è trattato di un semplice errore o lo stesso Topolino era coinvolto nella messa in scena? Nessuno con un minimo di credibilità avrebbe avuto il coraggio di puntare il dito contro l'irreprensibile difensore della giustizia. Per questo una gola profonda si è rivolta al Riformista chiedendo di svelare il mistero. Una prima sommaria indagine aveva già creato dei sospetti: nelle ultime settimane sul giornalino si discettava amabilmente di centrali elettriche e produzione di energia pulita, dopo che di casi di black-out a Topolinia non se ne vedevano da anni (numero 1278 del 1980 e 2209 del 1998, per i puristi). Ed ecco invece che, sinistramente evocato, il buio cala sulla città. La prima a crollare sotto le domande è stata Minnie, che in lacrime ci dichiara: «Qualsiasi cosa abbia fatto, lo ha fatto a fin di bene». Ma la dritta giusta ce la dà una sua vecchia conoscenza - un gattone un po' sovrappeso, sigaro in bocca ed andatura claudicante - che mormora: «Dovete andare in fondo a questa storia». E infatti, sul giornalino, in fondo alla storia sul black out, ci sono quattro paginette didattiche sull'energia elettrica a cura di Orazio (che con questi soldini extra forse si deciderà a sposare Clarabella), un concorsino sponsorizzato Enel ed un rimando al sito dell'ex monopolista e al suo programma dedicato agli alunni delle scuole, «Energia in gioco». Link che ritroviamo in bella mostra anche sull'homepage del sito di Topolino.
Inchiodato, finalmente il topo ammette la verità: «E' vero c'è stato un accordo, ma solo per permettere ai bambini di capire quanto conta l'energia elettrica nella loro vita, così magari tra dieci anni, quando l'Enel o un'altra società chiederanno di aprire una centrale, non si andranno ad incatenare ai cancelli dei cantieri, perché l'energia la vogliono tutti, ma le centrali nessuno». Ma come fa uno che sa che la giustizia trionfa sempre, a credere che la verità non sarebbe venuta a galla? Topolino ha la risposta: «Beh voi sul vostro black out la storia del tronco che cade in Svizzera ve la siete bevuta. Mica avete perso tempo a chiedervi perché l'importazione dall'estero conviene così tanto da sovraccaricare le reti».
(tratto da il Riformista)
mercoledì, aprile 07, 2004
IRAQ
Italia stile somalo
TOMMASO DI FRANCESCO
MANLIO DINUCCI
Due «partiti» sembrano fronteggiarsi: quello favorevole e quello contrario alla permanenza dei nostri soldati in Iraq. Sembrano. Perché il «Triciclo» nemmeno stavolta chiede il ritiro delle truppe italiane. Entrambi però si sbracciano nella solidarietà ai nostri soldati. Per l'uccisione di 15 iracheni da parte delle forze armate italiane - criminale quanto esplicita violazione dell'articolo 11 della Costituzione - solo, e all'ultimo momento, qualche subordinata, tardiva solidarietà «anche» alle famiglie dei caduti iracheni. Emblematico poi è il modo con cui Il Corriere della Sera online ha dato ieri la notizia: «Nassiriya: scontri con sciiti, 11 bersaglieri feriti in modo non grave . Quindici miliziani di Sadr uccisi». Nello stesso articolo, a margine, si riportava però che, tra i «miliziani» uccisi ci sono anche «due bambini e una donna». Niente di nuovo sul fronte occidentale. Nel 1993 così Il Corriere della Sera riportava le notizie di uccisioni di somali da parte dei soldati italiani: «Mogadiscio, gli italiani sparano: uomini del San Marco e carabinieri della Folgore hanno intercettato un gruppo di rapinatori» (3-1-93); «Gli italiani sparano, uccisi 4 somali: i nostri incursori attaccati» (28-2-93). Caddero, in verità, al famoso ceck-point Pasta, decine e decine di civili che protestavano lanciando sassi contro i soldati italiani, donne e bambini falciati dal tiro incrociato dei «nostri» mitragliatori. Fu il battesimo del «Nuovo modello di difesa». Ora l'Iraq, come la Somalia.
La mutazione genetica delle forze armate italiane era appena iniziata: nell'ottobre 1991 - subito dopo la prima guerra del Golfo, la prima a cui aveva partecipato la Repubblica italiana. Il governo [continua] Andreotti aveva varato, sulla scia del riorientamento strategico Usa, il rapporto Modello di difesa / Lineamenti di sviluppo delle FF.AA. negli anni `90: vi si stabiliva che compito delle forze armate italiane non è più solo la difesa della patria (art. 52 della Costituzione), ma la «tutela degli interessi nazionali ovunque sia necessario». Faceva la comparsa per la prima volta il criterio degli «interventi militari per la gestione delle crisi» ovunque siano toccati gli «interessi vitali» del paese. Una volta varato, il Nuovo modello di difesa è passato di mano in mano, da un governo all'altro, dalla prima alla seconda repubblica, con un sostanziale, profondo, appoggio «bipartisan».
Nel 1995, durante il governo Dini, lo stato maggiore della difesa affermava che «la funzione delle forze armate trascende lo stretto ambito militare per assurgere anche a misura dello status e del ruolo del paese nel contesto internazionale». Nel 1996, durante il governo Prodi, nella 47a sessione del Centro alti studi della difesa il generale Angioni affermava: «La politica della difesa diventa uno strumento della politica della sicurezza e, quindi, della politica estera». Nel 1999 - dopo che il governo D'Alema aveva fatto partecipare l'Italia, sotto il comando Usa, alla guerra Nato contro la mini-Jugoslavia - la marina militare annunciava che l'Italia era riuscita ad «affermare il suo ruolo di media potenza regionale» nel «Mediterraneo allargato: spazio geopolitico comprendente [...] il Golfo Persico che, attraverso lo Stretto di Hormuz, è intimamente collegato al sistema mediterraneo di rifornimenti energetici».
Così è stata rilanciata, contro la nostra Costituzione, una politica di stampo coloniale che porta oggi le nostre forze armate, sotto comando Usa, a occupare un paese e a reprimere nel sangue la ribellione dei suoi abitanti.
(tratto da il manifesto)
Italia stile somalo
TOMMASO DI FRANCESCO
MANLIO DINUCCI
Due «partiti» sembrano fronteggiarsi: quello favorevole e quello contrario alla permanenza dei nostri soldati in Iraq. Sembrano. Perché il «Triciclo» nemmeno stavolta chiede il ritiro delle truppe italiane. Entrambi però si sbracciano nella solidarietà ai nostri soldati. Per l'uccisione di 15 iracheni da parte delle forze armate italiane - criminale quanto esplicita violazione dell'articolo 11 della Costituzione - solo, e all'ultimo momento, qualche subordinata, tardiva solidarietà «anche» alle famiglie dei caduti iracheni. Emblematico poi è il modo con cui Il Corriere della Sera online ha dato ieri la notizia: «Nassiriya: scontri con sciiti, 11 bersaglieri feriti in modo non grave . Quindici miliziani di Sadr uccisi». Nello stesso articolo, a margine, si riportava però che, tra i «miliziani» uccisi ci sono anche «due bambini e una donna». Niente di nuovo sul fronte occidentale. Nel 1993 così Il Corriere della Sera riportava le notizie di uccisioni di somali da parte dei soldati italiani: «Mogadiscio, gli italiani sparano: uomini del San Marco e carabinieri della Folgore hanno intercettato un gruppo di rapinatori» (3-1-93); «Gli italiani sparano, uccisi 4 somali: i nostri incursori attaccati» (28-2-93). Caddero, in verità, al famoso ceck-point Pasta, decine e decine di civili che protestavano lanciando sassi contro i soldati italiani, donne e bambini falciati dal tiro incrociato dei «nostri» mitragliatori. Fu il battesimo del «Nuovo modello di difesa». Ora l'Iraq, come la Somalia.
La mutazione genetica delle forze armate italiane era appena iniziata: nell'ottobre 1991 - subito dopo la prima guerra del Golfo, la prima a cui aveva partecipato la Repubblica italiana. Il governo [continua] Andreotti aveva varato, sulla scia del riorientamento strategico Usa, il rapporto Modello di difesa / Lineamenti di sviluppo delle FF.AA. negli anni `90: vi si stabiliva che compito delle forze armate italiane non è più solo la difesa della patria (art. 52 della Costituzione), ma la «tutela degli interessi nazionali ovunque sia necessario». Faceva la comparsa per la prima volta il criterio degli «interventi militari per la gestione delle crisi» ovunque siano toccati gli «interessi vitali» del paese. Una volta varato, il Nuovo modello di difesa è passato di mano in mano, da un governo all'altro, dalla prima alla seconda repubblica, con un sostanziale, profondo, appoggio «bipartisan».
Nel 1995, durante il governo Dini, lo stato maggiore della difesa affermava che «la funzione delle forze armate trascende lo stretto ambito militare per assurgere anche a misura dello status e del ruolo del paese nel contesto internazionale». Nel 1996, durante il governo Prodi, nella 47a sessione del Centro alti studi della difesa il generale Angioni affermava: «La politica della difesa diventa uno strumento della politica della sicurezza e, quindi, della politica estera». Nel 1999 - dopo che il governo D'Alema aveva fatto partecipare l'Italia, sotto il comando Usa, alla guerra Nato contro la mini-Jugoslavia - la marina militare annunciava che l'Italia era riuscita ad «affermare il suo ruolo di media potenza regionale» nel «Mediterraneo allargato: spazio geopolitico comprendente [...] il Golfo Persico che, attraverso lo Stretto di Hormuz, è intimamente collegato al sistema mediterraneo di rifornimenti energetici».
Così è stata rilanciata, contro la nostra Costituzione, una politica di stampo coloniale che porta oggi le nostre forze armate, sotto comando Usa, a occupare un paese e a reprimere nel sangue la ribellione dei suoi abitanti.
(tratto da il manifesto)